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RISARCIMENTO PER DIRITTO AL RISPETTO DELLA VITA PRIVATA

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RISARCIMENTO PER DIRITTO AL RISPETTO DELLA VITA PRIVATA

Il divieto per le levatrici di assistere le partorienti in casa non viola i diritti delle puerpere

Pronunciandosi su un caso riguardante il divieto, previsto dal diritto della Repubblica Ceca, per levatrici di fornire assistenza alle puerpere che scelgono di partorire presso la propria abitazione, la Corte europea dei diritti umani ha escluso, a maggioranza, che ciò violasse il diritto al rispetto della vita privata e familiare sancito dall’art. 8 della Convenzione e.d.u. In particolare, la Corte ha considerato che non vi è uniformità di vedute in Europa sul fatto di consentire o meno di partorire “a domicilio”, e che la questione comporta anche il problema dello stanziamento di risorse finanziarie, per esempio per prevedere un “sistema di emergenza” adeguato per partorire presso le abitazioni private. Conseguentemente ha concluso che gli Stati godono di un ampio margine di discrezionalità (“margine di apprezzamento”) per regolare questa disciplina. Inoltre, nel caso esaminato, hanno osservato i giudici europei, le ricorrenti non avrebbero nemmeno dovuto sostenere un onere sproporzionato in considerazione del fatto che le stesse ben potevano ricevere assistenza medica ove avessero scelto di partorire in ospedale (Corte europea dei diritti dell’Uomo, Sez. V, 11 dicembre 2014, n. 28859/11 e n. 28473/12).

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